Appunti sul Governo che verrà

Dal Saggio di Gianfranco Nappi di apertura del numero 5/2018 – E’ possibile che il Governo che verrà non reggerà al peso delle sue intime contraddizioni, che dopo la fase di avvio la diversità di posizioni prevarrà impedendo qualsiasi forma di equilibrio.
E’ possibile.
E’ possibile che non si consolidi una relazione ma anche che ciò avvenga, per interna debolezza , saldando pulsioni populiste e pulsioni giustizialiste, gli egoismi della parti forti del paese, a cominciare dal Nord, con le paure delle aree marginali, il Mezzogiorno, le periferie delle città.
E’ possibile.
Quello che si può dire oggi è che ciò che avverrà sarà anche la risultante dell’iniziativa di più attori in campo.
E oggi, inutile dirlo, al campo di gioco ne manca uno : quello del centrosinistra e della sinistra.
Il pericolo, dunque, è che gli equilibri futuri del Governo che verrà più che determinarsi in relazione ad incalzanti iniziative alternative si realizzeranno per rotture o riassestamenti interni dai quali tutti non potrà che venire una condizione ancor più regressiva.
Vi è stata un’ampia e giusta reazione alla vera e propria crisi istituzionale apertasi nelle fasi finali del confronto tra i partiti e tradottasi in una contestazione, tanto radicale e pericolosa quanto senza alcuno presupposto, al Presidente della Repubblica: è stata superata, ma ha messo in luce tratti inquietanti della concezione istituzionale delle forze raccolte nella attuale maggioranza di governo.

Ho trovato invece un po’risibili le polemiche del PD sul come si sia giunti al Governo che verrà, sugli incontri, sui vertici ripetuti…
Risibili perché da quella parte in questi anni non è mai venuta una riflessione critica su di se’, sui propri limiti, sulle ragioni delle repentine vittorie seguite da profonde e, sempre più costanti, sconfitte.
Dal 1996, anno della prima vittoria, il centrosinistra ha governato per 7 anni con una propria maggioranza ( 1996-2001/2006-2008 ) esprimendo in quella occasione ben 4 Presidenti del Consiglio, e ha governato o sostenuto governi con maggioranze con presenza di settori del centrodestra per altri 7 anni ( 2011-2013 con Governo Monti e 2013-2018 con maggioranza schiacciante alla Camera e con maggioranza ‘necessitata’ al Senato), con altri 4 Presidenti del Consiglio.
Sui 22 anni, quelli che ci separano dal 1996, il PDS/PD è stato l’architrave del Governo per ben 14. Compresi gli ultimi 7 in modo ininterrotto.
Si sono consumate nel nulla ipotesi di leadership istituzionali e politiche: ad ogni sconfitta o crisi non è seguita la ricerca delle ragioni ma l’aspirazione di/per un uomo nuovo che, immancabilmente, è diventato in fretta uomo vecchio.
E oggi quel campo sembra essere rimasto senza parole.
E con esso , forse ancor di più, anche tutto ciò che è alla sua sinistra.
Davvero si chiude un intero ciclo storico-politico.
Senza l’apertura di una fase costitutiva di nuova cultura politica e di nuova soggettività politica non si riuscirà a risalire la china.
Due soli esempi.
Ma davvero la spinta per una visione non economicistica del farsi dell’Europa, per il superamento della strategia fondamentale che l’Europa ha messo in campo nell’ultimo decennio, austerità più pareggio di bilancio, ha una sola versione declinabile: quella del Governo che verrà?
Non c’è forse qui un caposaldo di fuoriuscita dalla cultura politica prevalente degli ultimi venti anni nel centrosinistra e il terreno per una nuova declinazione che metta l’accento sulla coesione sociale, sulla lotta a tutte le diseguaglianze, su obiettivi di radicale qualità da introdurre nello sviluppo uniti ad un contrasto allo strapotere della finanza globale con politiche modernamente redistributive? Un terreno di lotta sociale, politica e ideale nel quale l’Europa può assumere finalmente altro connotato e ben altra necessità.

E’ su questi temi che le forze della sinistra che ha governato sembrano mute, prive di vocabolario : lì, nel punto di contatto tra populismo e popolo, lì dove un popolo lasciato senza rappresentanza si affida, con un misto di speranza e disperazione, alle lusinghe del populismo , lì dove più ci sarebbe bisogno di marcare un’altra presenza, un’altra idea della società e della convivenza, un’altra idea del futuro capaci di porre i fondamentali bisogni umani e popolari al proprio centro e, a partire da qui, condurre anche una forte battaglia delle idee, una azione di direzione della società…ecco, è in questo punto di intersezione, di contatto, che non c’è politica nuova. Ed è solo da qui che si potrà ripartire.

Altro nodo: davvero non si riesce in alcun modo a reagire alla deriva del Mezzogiorno scomparso in primo luogo dall’Agenda politica del centrosinistra, cui ora si prospetta una versione del Reddito di cittadinanza che aveva un senso in quanto sanzione di un diritto universale e che invece ridotto a compenso per la disponibilità ad accettare proposte di lavoro, cosa potrà mai determinare al Sud? Se non cambia la struttura economica e produttiva di quest’area del paese, e questo sarebbe il vero grande tema politico e di governo per ripensare l’Italia come una, cosa si offrirà a questi giovani che già non venga offerto oggi come lavoro scarso, precario, avvilente? Oppure si pensi allo scandalo, sempre anche sotto il centrosinistra maturato, della condizione della Sanità del Mezzogiorno, privata di risorse e mezzi con le regioni del Nord che, dopo il loro referendum dello scorso inverno, chiederanno ancor più risorse: volete che il Governo che verrà non risponderà positivamente ai Zaia, Toti, Fontana e, da poco, Fedriga ?

Già oggi al Sud, mediamente, l’attesa di vita è inferiore di 3 anni rispetto a quella del Nord.

Inciso: i messaggi che il nuovo Ministro dell’Interno lancia sono coerenti con tutto ciò e sembra quasi che l’impegno del Governo contro i migranti sia addirittura prioritario rispetto alla lotta alle mafie, su cui non si è trovato modo di dire alcunché nei primi messaggi.

Terreni di ripensamento, di lotta, di iniziativa sociale.
Di questo ci sarebbe bisogno.
Alla ricerca della Alternativa che verrà.
Non è importante sapere quanto è lunga la strada per l’Alternativa, e di sicuro non sarà breve, ma decisivo è quando si comincia a percorrerla.

San Paolo Bel Sito, 2 giugno 2018, Festa della Repubblica

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